Max Perissi

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Max Perissi, nasce come fotografo negli anni settanta, momento in cui inizia una collaborazione a Parigi, presso l’Atelier Doubure, e a New York con l’agenzia Total Kontact. Diviene successivamente titolare della cattedra di Fotografia all’Istituto d’Arte di Firenze.

Gli sono state dedicate molte mostre, ricordiamo le personali presso: la Galleria Maitani, Roma; Palazzo Ducale, Montefiascone; Einaudi Editore, Torino; Just Cavalli Caffè, Milano; Hotel du Vieux Marais, Parigi; Grand Hotel, Firenze.

Il suo obiettivo si focalizza su immagini che possiamo ricondurre al genere dello Still Movie e del Cinema Immobile, le sue fotografie si caratterizzano infatti per l’adozione di un raffinato dialogo che pone in relazione il linguaggio della moda e del fashion con quello propriamente cinematografico. Max Perissi ha anche scritto e diretto alcuni cortometraggi, tra i quali ricordiamo: Una cena con Casanova, Stazione di confine (in collaborazione con Torquato Perissi).

I suoi scatti sono pervasi da una calda tonalità noir dove l’ uso del bianco e del nero esalta suggestive atmosfere in cui i soggetti ritratti introducono una dimensione fortemente narrativa ed evocativa.

Max osserva la realtà nelle sue qualità estetiche e contenutistiche, attraverso uno sguardo poetico e al contempo sofisticato, in grado di cogliere e tradurre in istantanee fotografiche la forma esteriore come depositaria di valenze e contenuti; per questo il mondo è per lui una costante sequenza scenica che si mostra, nella eloquenza della sua completezza; al suo obiettivo fotografico.

 

“Le fotografie di Max Perissi affascinano e allo stesso tempo aggrediscono passando repentinamente dai toni caldi per esplodere e tradurre l’incertezza del momento con espressioni graffianti, drammatiche e dolci insieme.”  (Messaggero di Roma); “Le opere fotografiche ispirano grande forza di penetrazione e spicca il gusto classico dell’immagine ricordando da vicino (specialmente nei ritratti che risultano scolpiti dalla luce radente), le figure dei grande divi, dove ogni immagine vive di luce propria, vera, sensibile, popolare” (La Repubblica); “Le sue immagini sembrano come immerse in un palcoscenico, ferme ma pronte ad essere animate dalla luce della vita” ( L’Osservatore Romano); “Le fotografie di Max Perissi risultano essere come retrospettive del clima emozionale di un decadente divismo americano, dove ogni figura si anima di linee e di prospettive che ci ricordano le maschere drammatiche e sensuali dei divi. Si riconosce in Perissi la sua sensibilità al mondo cinematografico, per le sue tematiche, per la dimensione dell’opera destinata.

 

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